L’Amore Sognato – Cap. 8


Ironia del destino, quella della cassa fu la medesima location di quando Amedeo mi confessò di aver bruciato tutte le mie lettere. Era questo il famigerato gesto che preparò a bella posta il terreno della disfatta, senza contare quelli precedenti, ma per quanto eclatante ebbe una risonanza notevole.

Un gesto estremo, in quanto la sua fidanzata arpia aveva mangiato la foglia, avendo già trovato la mia foto e lui temeva che, trovando un qualcosa di molto più esplicito di una semplice fotografia nel suo portafogli, che poteva essere contestualizzata e giustificata in amicizia, sarebbe tutto crollato e lui da ultimo sarebbe stato costretto a lasciarmi. Non lo disse espressamente, forse per lasciarsi una porta aperta, ma fu esattamente quello che lessi…

Quella fu la prima avvisaglia, mi ferì profondamente che i miei sentimenti fossero stati trasformati in fumo e cenere, eppure in quel momento lo capii e non ne ebbi a male, compresi pienamente il suo stato d’animo. Dopotutto l’amore che provavo era vero amore, incondizionato ed altruista, seppur autodistruttivo, e ciò che ancora desideravo era che lui fosse felice, prima di tutto.

Peraltro mi rivelò di averne sofferto in un’entità immane, poiché lo attuò durante uno di quei pomeriggi in cui si recava a fare jogging, si era fermato in un punto del sentiero brecciato ed aveva impiantato una specie di piccolo falò, come una sorta di rituale che, tratte le somme, era un rituale d’addio. Le aveva bruciate ad una ad una, e nel ritorno, correndo, aveva avvertito un malore, si era accasciato a terra ed era occorso un po’ di tempo prima che riuscisse a riguadagnare animo per rialzarsi e tornare a casa.

Non so se aveva pianto, non me lo disse, però nell’attimo in cui mi rese partecipe di questo segreto avevo notato uno strano luccichio nei suoi occhi, sicuramente antitetico al precedente, quando mi aveva espresso le sue intense sensazioni per la prima lettera ricevuta, così inattesa quanto straordinaria.

Magari in quel frangente ricacciò le lacrime, non era il luogo né tanto meno opportuno, esternare la sua sofferenza dovuta ad un gesto indubbiamente crudele, sia per se stesso che nei miei riguardi. In pratica aveva dato un calcio ai miei sentimenti e nel medesimo tempo si era privato di un bellissimo ricordo, le parole di una donna realmente innamorata, che senz’altro gli avevano riempito il cuore e nutrito spropositatamente il suo amor proprio, per quanto si sentisse amato e dunque speciale. E poi per cosa? Per mantenere vivo un rapporto che negli anni non gli ha portato nulla di buono, all’opposto, solo dolore e patimenti.

Mi giunse voce infatti, dopo molti anni, che entrambi non se la passassero bene, in fatto di salute. Lui ha contratto un tipo di melanoma, a tal punto da non poter esporsi al sole, come una specie di vampiro, impallidendo così la sua splendida carnagione scura, che tra l’altro mi faceva impazzire, e lei pare sia stata colpita dalla sclerosi a placche. Inutile dire che un’ipotesi attendibile sia il giudizio karmico, o quantomeno una sorta di somatizzazione che li ha debilitati tanto da essere colpiti da patologie così gravi. Però lascio all’Universo questa risposta, questo compito, non mi compete e onestamente non è affar mio.

Certo è, che attualmente io sto come una regina in confronto a loro, mentre a quell’epoca ero una misera educanda calpestata e ridotta in schiavitù, mentale, mentre quei due camminavano a testa alta e forti del loro potere di persone adulte e consapevoli. Ma anche le educande crescono, e gli scotti si pagano, a prezzo salato se le intenzioni escono dal morale seminato.

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Questo lo dico non tanto per Amedeo quanto per l’arpia, che ne ha veramente combinate di cotte e di crude pur di separarci. Tuttavia l’ultima parola restava sempre ad Amedeo, giacché non c’è catena sociale o costrizione che tenga, se si è seriamente innamorati o a questo punto dei veri uomini, coraggiosi, liberi, in sostanza con le palle.

Perciò la responsabilità non era soltanto di quella donna, ho concluso che lui non era un vero uomo, perché che mi amava era assodato. Ne ebbi conferma tramite un’amicizia in comune, tanti anni dopo, una persona che lui conosceva abbastanza bene e che, da qualche tempo, era diventata mia amica. Vedi il destino…

In poche parole, dopo averci viste insieme Amedeo si affrettò a prenderla da parte, a parlarle di me, le chiese come stavo, se ero felice, così malinconico e forse nostalgico, confessandole la nostra storia, che prima di quel tempo non le aveva mai neppure accennato, essendo Giordana anche amica della sua diventata moglie. Dopotutto io ero stata la sua amante, una cosa difficile da confessare ma, colpo di scena, le dichiarò che io ero stata molto più di questo, mi aveva amata, tantissimo, aggiungendo però questa postilla: «Per un periodo.»

Per un periodo? Che idiozia… l’amore non muore, casomai si trasforma in affetto, ma forse si era espresso male, magari voleva imporlo prima di tutto a se stesso. D’altronde quella presa di posizione, quella volontà di sapere, di farmi sapere, voleva probabilmente indicare che mi volesse bene, che se l’amore si era attenuato, o dileguato… restavano comunque sentimenti veri e sinceri, a dispetto del contesto in cui erano stati provati.

E la mia reazione? Devo dire la verità? Beh, piansi come una sorgente d’acqua chiara. Stavo guidando in quel momento e mi accasciai sul volante, dovetti accostare, dovevo sfogarmi. Anch’io misi in atto una confessione e ricevetti quella mano sulla spalla tanto necessitata, per chiudere quel capitolo che in fin dei conti non avevo mai chiuso. Giordana mi aiutò a distruggere quel fantasma, mi stette vicina in una maniera del tutto imprevista, specialmente per una persona come lei, all’apparenza dura, tignosa, quasi insensibile, e che difatti era scostata un po’ da tutti, parendo seriamente una strega.

Eppure, una dote che mi riconosco, è di saper leggere le persone, leggere oltre. L’ho sempre avuta, un intuito particolare che mi consente di riconoscere le persone, quello che nascondono, quello che sono, ed io sono comunque convinta che l’esagerata antipatia di un individuo non sia gratuita, anzi può essere indice di estrema sensibilità, per aver vissuto esperienze drammatiche, inaffrontabili, e che costringono a costruirsi una corazza impenetrabile, in tutti i sensi.

Ero praticamente l’unica a frequentare la mia Giordana, che purtroppo dopo qualche tempo è morta per un tumore al sistema linfatico, aveva ventotto anni e la ospitai a casa mia, per farle vivere gli ultimi mesi della sua vita in leggerezza, per quanto possibile, con la mia follia sfrenata di allora. Ancora la penso, spesso, benché siamo state amiche solo per un paio d’anni, sono trascorsi vent’anni ma è come se fosse ieri…


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