L’Amore Violato – Cap. 9


Torniamo al punto, questa volta senza dilungarci, in quanto i retroscena essenziali sono stati descritti a sufficienza. Cosa successe in quella fatidica 418? L’immagine mi è nitida, io che sono seduta sul letto, accanto alla televisione, e il fanfarone che esce dal bagno con solo un asciugamano arrotolato in vita, che basta soltanto a coprire l’indispensabile.

Ma perché ero nella loro camera? La mattina presto c’erano i cartoni animati, i telefilm per ragazzi con cui esercitavo la mia capacità di sognare, e quella stessa mattina mia madre era scesa nella hall prima di lui, o forse era lui che aveva ingannato il tempo facendosi la doccia, affinché restasse solo con me.

Di solito, quando ci si svegliava la mattina io ero l’ultima a scendere perché sono da sempre stata una dormigliona, adoro dormire e metto il piede fuori dal letto sempre all’ultimo minuto. Per farmi alzare ci volevano le cannonate, tuttora, mia madre lo sa bene, per quanto si sia sgolata per svegliarmi ogni sacra mattina. Ma mi lasciava tranquillamente i miei tempi, e mi lasciava tranquillamente con lui. Grave errore.

Nel momento in cui Amilcare uscì dal bagno della camera, io lo guardai piuttosto perplessa, uno sguardo che lui interpretò come un invito, ovviamente, anche la mia permanenza rafforzò tale convinzione, non essendomene andata dopo di mia madre. Quel sorrisetto ironico e compiaciuto non me lo posso mai scordare, così come le parole che seguirono: «Lo vuoi vedere? Tie’!» E in un gesto ultrarapido si liberò dell’asciugamano, rimanendo nudo come un verme. Un verme in tutti i sensi.

E com’era brutto. Quella cosa che gli pendeva era veramente oscena, nauseante, non c’erano parole per esprimere il mio disgusto, tant’è che rimasi in silenzio, con un’espressione sempre più perplessa. Glielo volevo chiedere: perché? Perché mostrare quell’orrore, a me cosa importava delle sue nudità e di quel pesce lesso che si portava appresso?

Ma per lui evidentemente era un orgoglio, lui l’uomo virile che riusciva ad impressionare un’esponente del genere femminile, perfino di quell’età. Ma era proprio per l’età che mi impressionò, non ci arrivava nella sua testa, perché se fossi stata una donna, o quantomeno più grande, lo avrei preso a schiaffi o come minimo lo avrei mortificato scoppiandogli a ridere in faccia.

Approfittando del mio silenzio, dell’ambiguità della mia espressione che lui naturalmente interpretò a suo favore, lanciò l’asciugamano sul letto e, piano piano, iniziò ad avanzare verso di me. Me lo trovai di fronte, il suo pesce morto, all’altezza degli occhi, ma rimasi immobile e sconcertata, non avendo idea delle sue intenzioni.

«Dài, tocca» mi ordinò, e mi prese una mano per avvicinarla al suo pene. Voleva essere masturbato! Forse pure con la bocca… Se ci ripenso, ancora oggi, mi viene da vomitare.

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Ma, sorpresa… da lì è sceso il buio, non ricordo più nulla, assolutamente nulla. E non l’ho neanche scritto da qualche parte, pertanto non ho alcuna possibilità di ricordare. Probabilmente mi vergognavo troppo, ma allora cosa accadde?

Questo è il grande mistero della mia vita, ancor più del mistero dell’Universo, perché almeno quello l’ho abbastanza sviscerato, mentre ciò che è avvenuto quel giorno rimarrà per sempre un’incognita. Colui che poteva risolverlo, colui che sa cosa sia effettivamente successo, ha varcato il confine della terra dei morti.

Come ho già detto, però, sono giunta ad un punto in cui sarebbe inutile ricordare, e ricordarlo all’epoca avrebbe forse compromesso la mia sanità mentale. Avendolo rimosso, ho potuto sviluppare un’esistenza da persona normale, senza impazzire o uscire definitivamente di senno. Sono una persona estremamente sensibile, e ciò ha rappresentato per me sempre una mancanza, un peso insostenibile e un rischio permanente di follia, finché non ho trasformato la mia sensibilità in un punto di forza, attraverso cui ho potuto penetrare, creare, amare, capire e dare.

Dopotutto ho trasformato anche questa esperienza, sulle molestie in tenera età, questa è la vera alchimia. Trasformare qualcosa di povero in qualcosa di nobile. Anche queste confessioni presentano un retroscena nobile, perché non si tratta puramente di confessare segreti o portare scheletri alla luce, di liberarsi, quanto piuttosto dare la possibilità a qualcuno di confrontarsi, magari di trovare conforto e solidarietà, o meglio ancora ricevere input e indizi per intuire l’esistenza di situazioni similari, all’interno della propria famiglia.

I bambini non parlano, o comunque non lo fanno direttamente, non in casi del genere perché si vergognano infinitamente. Siamo noi adulti che dobbiamo aprire gli occhi, e non soltanto in famiglia, dato che il mostro della pedofilia è in agguato ovunque. Negli asili, nelle scuole, perfino negli ambiti ricreativi o sportivi, per le attività che facciamo svolgere ai nostri figli.

Mamme, soprattutto voi, dovete stare attente. Fate attenzione ai comportamenti insoliti, ad un astio immotivato, al rifiuto di recarsi in qualche posto o da qualcuno, all’improvvisa tendenza ad essere ribelli e sfacciati. Spesso si cela sotto la paura, l’inconfessabile vergogna di non riuscire a dire basta.

Mia madre non decodificò a dovere, probabilmente anche per la mancanza di esempi, l’impossibilità di anche solo immaginare che ciò potesse accadere proprio a lei, a me, dando quindi per scontato che non fosse possibile. Ed è innegabile che mi volesse bene, non ricordo un solo momento, in tutta la mia vita, in cui non si sia preoccupata per me, che non mi abbia aiutata, in ogni sfera vitale. Ha sempre fatto di tutto per non farmi mai mancare nulla, e di fatto diventai una delle bambine più viziate tra i miei coetanei. In altro modo, cercava di restituirmi ciò che mi aveva sottratto, portandomi lontano dai miei affetti, senza sapere di averli sostituiti con un mostro.

Ma talvolta si è così concentrati, presi dai propri problemi e fobie, così impegnati a far quadrare i conti, che certe cose passano in secondo piano, non attribuendone la giusta importanza. Vittime di fraintendimenti, come nel mio caso, in quanto il mio modo di attaccarlo, di screditarlo, era stato interpretato come una reazione al divorzio dei miei genitori, al dover vivere con un estraneo che non fosse mio padre. Ma non sempre è così semplice, talmente elementare. Per questo vi dico, occhi aperti.


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