L’Amore Sognato – Cap. 3


Dal giorno in cui conobbi Amedeo la mia vita cambiò, vedevo luce ovunque ed ero diventata più solare, positiva e sicura di me. Non era autentico, era puramente un riflesso, ma del resto da qualche parte bisogna pur cominciare.

Ma la vita mi sorrideva, ancor di più se vedevo il sorriso di lui, mi sentivo speciale, considerata, stimata, insomma provavo tutte quelle sensazioni da gran tempo ricercate. Il fatto che avesse una fidanzata scivolò lentamente in secondo piano, come se non ci fosse, come se ci fossimo soltanto io e lui. Ma c’era, e ben presto sarebbe emersa prepotente.

Come avvenne la nostra prima uscita insieme non ricordo esattamente, rammento soltanto che ci ritrovammo una sera io e lui, dopo la chiusura del bar, e tra una chiacchiera e l’altra salimmo sulla sua auto, diretti al mare. C’era una luna bellissima e, anche qui senza accorgermene, mi ritrovai sulla spiaggia a passeggiare con lui. La scena di un film, perché ad un certo punto mi rincorse e mi afferrò con enfasi, dandomi un bacio indimenticabile.

Non dico come trascorsi i giorni successivi, praticamente camminavo sulle nuvole, eppure lo schianto sarebbe stato imminente. Bastò poco per scendere tragicamente con i piedi per terra, perché il giorno in cui si ripresentò al bar la ragazza di Amedeo, lui si comportò con lei come se nulla fosse, come se tutto fosse rimasto come prima.

Io non gli avevo domandato nulla, per discrezione e pure per scontatezza, nella mia incommensurabile ingenuità avevo creduto che lui, una volta compiuto quel passo con me, avesse giustamente troncato con lei. Ma cosa potevo pretendere, che un semplice bacio avesse mutato radicalmente la sua vita? Evidentemente, solo la mia.

Così perforante la realtà, che in confronto tutte le delusioni precedentemente provate erano una quisquilia, ma comunque, dopo aver attutito il colpo subìto, ripresi in mano il mio inguaribile ottimismo, ravvivando la speranza che Amedeo avrebbe alfine compiuto una scelta, quando avrebbe acquisito sicurezza in me e nei miei sentimenti. Forse voleva delle certezze, pensai, d’altronde non poteva rompere un rapporto decennale per una tizia fondamentalmente sconosciuta, oltretutto una ragazza che andava ancora a scuola e di fatto alquanto giovane per lui.

Insomma, mi costruii in testa una caterva di giustificazioni e di labili castelli, onestamente, malgrado ne fossi convinta ciecamente. Quello che era nato tra noi era fantastico, almeno sul mio versante, in effetti non avevo fatto i conti con l’oste…

Iniziammo ad uscire regolarmente, ogni sera che a lui toccava il turno di chiusura, però andavamo sempre lontano, naturalmente, in luoghi dove nessuno lo conosceva e non avrebbe dunque potuto fare la spia. Questo stato di cose avrebbe dovuto infastidirmi grandemente, una storia di sotterfugi e quindi poco trasparente, poco pulita, come se dovessi vergognarmi. Anche il fatto di dovermi nascondere non era granché gratificante, il dover tacere quando avrei voluto urlarlo al mondo, di essere felice e di aver trovato l’amore.

Tuttavia, è un prezzo che mi sentii di pagare, benché percepissi sottilmente di vendermi, di sporcare il sentimento, un basso compromesso che in amore non dovrebbe sussistere. Dopotutto lui era fidanzato e moralmente non eravamo certo a posto, oppure è probabile che inconsciamente la ritenessi una specie di sfida, per testare il mio valore e le mie qualità, se lui avesse scelto me nonostante tutto.

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Ma, io che ero cresciuta con principi irremovibili, con l’autoimposizione di regole ferree e incrollabili, correttezza ed onestà prima di tutto, mi ritrovai a vivere un paradosso. In pratica tramavo nell’ombra, disonestamente e nella maniera più infima possibile, tutte cose che avevo sempre detestato e pesantemente giudicato, una moralista sfegatata, e invece adesso mi ritrovavo dall’altra parte del guado.

Questo dimostra che alla base non bisogna mai giudicare, anzitutto all’apparenza, men che meno essere prevenuti ed avere pregiudizi, dato che un bel giorno potresti ritrovarti a fare lo stesso, e per motivi più che nobili. Perciò, alla resa dei conti sono le intenzioni, le ragioni ad essere giudicabili, e non le situazioni che si vengono a creare. Ovviamente però con beneficio d’inventario, visto che, per fare un esempio banale, un omicidio non è mai giustificabile, malgrado abbia anch’esso le sue eccezioni, se viene commesso per legittima difesa.

Di contro però, un omicidio lo avevo commesso, avevo ucciso la purezza di Chantal, un qualcosa che non sarebbe mai più tornato, giacché aprendo quella porta non l’avrei più richiusa, non sarebbe più stato possibile. Un po’ come quando perdi l’illibatezza, non puoi tornare indietro.

E, parlando d’illibatezza, Amedeo ne rimase stupito, nell’istante in cui gli resi noto che non avevo mai fatto l’amore in vita mia. Me ne fece un pregio ed io lo trasformai in vanto, quando mi lodò per la rarità della mia condizione, visto che alla mia età nessun uomo mi aveva ancora mai toccata. Si scoprì più tardi che il primo voleva essere lui, tuttavia gli si ritorse contro, poiché privare una donna della sua verginità non è cosa facile, ed io glielo resi ancora meno facile.

Ostentai, rimasi rigida e poco plasmabile, ma non per “fargliela pagare”, era una pura dimostrazione che dicevo la verità, ma anche per conservare un minimo di purezza, almeno da quel punto di vista, dato che per il resto avevo sporcato tutto. Non me lo dimenticherò mai, il momento in cui era disteso sopra di me e, con tono afflitto, tra i capelli mi rivelò: «Non ce la faccio.» Eppure io non mi ammorbidii ugualmente, come se avessi voluto dirgli Hai voluto la bicicletta…

Ormai qualcosa si era rotto, e se feci l’amore con Amedeo non fu tanto perché desideravo farlo con lui, quanto piuttosto perché era la mia unica occasione di farlo per amore. E lì il dubbio… amo lui o sono semplicemente innamorata dell’amore?

A riprova di ciò, non sono state molte le volte in cui lo abbiamo rifatto, un po’ perché lui detestava farlo in macchina, e un po’ perché non gli andava di rivivere quel martirio. Probabilmente.

Ma a quel punto la discesa era stata avviata, sentivo di aver aspettato troppo e inutilmente, assalita dall’acre consapevolezza che tutto ciò che avevo fatto non era servito a nulla, ed avevo fatto tutto quello che avrei potuto fare. La conferma mi arrivò feroce, quando un giorno lui mi disse: «Mi dispiace, Chantal, ma sei arrivata tardi.» Quello fu il massimo del minimo… non era mica una gara!


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