L’Amore Idealizzato – Cap. 8


In quella specie di covo di serpi si celavano tuttavia delle sorprese. Posposto che io adoro le sorprese, ma fu fonte di numerose opportunità e, tra l’altro, ebbi la possibilità di conoscere il mio primo grande amore. Ma procediamo per gradi.

Oltre Marzio, che comunque andava e veniva nella mia vita, era comparso un altro Giacomo, ben diverso dal primo, a tal punto che non avevano neppure un’unghia in comune. Di un paio d’anni più grande, questo Giacomo era un intellettuale, un poeta, diciamo pure un cervellone, infatti mi è giunta notizia che sia diventato un rinomato giudice, anche socialmente impegnato. Si percepiva che avesse un futuro roseo davanti, eppure a livello umano possedeva significative lacune.

Saccente, egocentrico e talora irritante, era un altro di quelli che avevano il chiodo fisso in mente: il sesso. Io mi presi una cotta colossale, mi affascinava la sua personalità, la sua cultura, però mi trattò malissimo, appena ebbe sentore che non avevo in programma di fare l’amore con lui, che ero vergine e che avevo tutta l’intenzione di rimanerlo. Non gli permettevo neanche di toccarmi, solo qualche bacio, qualche abbraccio intenso ma nulla di più.

Mi lasciò in maniera cruda, asettica, pronunciandomi semplicemente queste parole: «Non vuoi che ti tocchi, e questo non mi va bene assolutamente.» Rimase arenato sulle sue posizioni, senza nessuna possibilità di patteggiare, e d’altronde anche io, sebbene morissi praticamente per lui. Fu dura da digerire, la speranza che tornasse sui suoi passi restò viva per parecchio, eppure non lo fece. Così, finì miseramente.

Dopotutto, nonostante il suo esemplare intelletto, era una persona di poco valore, una piccola persona. Un individuo che antepone le sue esigenze fisiche a quelle emotive, si preclude la possibilità di arricchire la sua anima con un rapporto profondo solo per dare sfogo ai suoi ormoni, non merita alcuna considerazione, men che meno una semplice lacrima. Eppure piansi, non lo nego, ma a maggior ragione non avrei mai fatto l’amore con lui, non mi sarei mai venduta ad un essere talmente meschino.

Lui e Marzio mi segnarono profondamente, giunsi alla conclusione che la favola non esisteva, soltanto sesso e in caso schiaffi, se non fossi stata disposta a concederlo. Una specie di tacita compravendita che mi faceva vomitare. Ancor di più solidificai la mia promessa, giurai a me stessa che la prima volta sarebbe arrivata esclusivamente per amore.

Tuttavia, diventò più una questione di principio, un’imposizione di quell’imbattibile orgoglio che mi è stato amico e consigliere per una vita intera, visto che dopo aver sbloccato la mia prima volta diedi il via alle danze. Divenne per me una cosa normale, si può dire che io abbia cominciato a vivere il sesso come un uomo, senza pregiudizi e seguendo solo l’istinto.

Comunque, prima di giungere a ciò ne feci di strada, di ricerche, ma come nel caso di Goffredo ebbi l’esigenza ad un certo punto di staccare. Pertanto l’estate prima di iniziare il mio ultimo anno alle superiori, me ne andai a fare la stagione al mare, come tuttofare nelle cucine di un hotel stagionale.

La paga era seriamente misera, rispetto al sacrificio che si sosteneva. Un milione di lire al mese per quasi tredici ore di lavoro giornaliere, tutti i giorni. Se poi ci volevi ritagliare un po’ di mare e di baldoria notturna, per dormire non ti restava praticamente nulla.

Durante quella stagione iniziai ad allargare i miei orizzonti, feci un sacco di conoscenze stimolanti e mi divertii da paura. Fu il periodo in cui cominciai ad apprezzare l’alcol, la birra in particolar modo, infatti quando uscivo la sera per locali, insieme ai miei colleghi, ordinavo sempre una Ceres, buona, intensa e soprattutto magica, dato che per un buon momento la mia mente si spegneva, il mio orgoglio la seguiva a ruota e potevo finalmente essere me stessa.

loading...

Capitava spesso di prendere sonore sbornie, ma erano ben differenti da quelle sperimentate precedentemente, in rade occasioni insieme a quei pecoroni della sala giochi. Avevo sperimentato pure qualche canna ma proprio non mi attirava, prima di tutto perché mi scatenava una fame inconsulta e ciò era tragico, vista la mia condizione, e poi non ne ho mai sopportato l’odore, neanche dell’erba.

In una di quelle serate conobbi in modo particolare un ragazzo della Basilicata, Giacomo, quel nome mi perseguitava, era alto, fulvo e con le lentiggini ed aveva i capelli un po’ a caschetto. Un tipo d’uomo che non mi aveva mai attratta eppure lui mi affascinò, e a dir la verità mi presi una bella sbandata. Lui faceva il cameriere nello stesso hotel ed aveva all’incirca la mia età.

Ritorniamo col discorso che bastava poco per illudermi, uno sguardo dolce, un gesto carino e subito partivo con la testa, convinta che la controparte fosse infatuata della sottoscritta. E ribadiamo il discorso che i giovanotti di quell’età bramavano prima di tutto il sesso, senza possibilità di fuga.

Avvenne però, che il tizio sbroccò con il titolare dell’albergo e fu cacciato, lui se ne tornò ad Irsina ed io restai a farmi mille voli pindarici pensando a lui, senza sapere cosa ci fosse effettivamente tra noi. Era ripartito la mattina presto, senza salutare nessuno, dopo che la notte precedente ci eravamo dati il primo bacio.

Nel frattempo, pure io iniziai a sbarellare, il lavoro era troppo duro e la resistenza cominciava a scalfirsi, per cui mollai anch’io il despota schiavista e mi feci un giretto per il lungomare col mio Bravo, in cerca di un altro hotel dove terminare la stagione. Lo avevo portato con me, il mio inseparabile strumento di libertà, dato che il mare distava circa venticinque chilometri dalla città.

Lo trovai, e in quel luogo fui trattata con i guanti bianchi, o se non altro come una persona e non come l’inanimato pezzo di una catena di montaggio. In quell’hotel passai anche di grado, dalle cucine alla sala, divenni una brava cameriera e devo dire che mi piaceva, avevo riscoperto il contatto con le persone. I clienti erano sempre molto gentili e lasciavano peraltro buone mance, quindi per me una rivelazione.

Mi piacque così tanto questo lavoro che quasi quasi avevo deciso di lasciare la scuola per diventare una cameriera professionista, un pensierino che si ripresentava di frequente. Comunque lì per lì fu un pensiero sfuggente, lo avrei ripreso più tardi, e per circostanze differenti.

In quel nuovo ambito incontrai un nuovo ragazzo e, se la ruota gira, stavolta fu lui ad essere pazzo di me mentre io ero blandamente coinvolta. Trascorrevamo dei bei momenti insieme, cominciammo a scambiarci lettere d’amore e divenne una storia davvero romantica. D’altri tempi, visto che allora non c’erano né computer né cellulari, perlomeno tra la gente comune.

Però, il pensiero di Giacomo riaffiorava prepotente, cosicché presi ad allontanarmi, cosa che sbrigliò in lui il desiderio inverso. Cominciò a seguirmi, diventò una persecuzione, e quando poi glielo dissi chiaramente in faccia, ormai obbligata a dargli un limpido freno, lui rimase di sale.

Mi scrisse una lettera d’addio, non me lo scordo mai, soprattutto un paio di parole all’interno: sei pratica e tagliente. A quel tempo non sapevo neppure cosa significasse, non mi ci ritrovavo affatto in questi aggettivi, ma diversi anni dopo ho compreso. Aveva ragione, io sono anche questo.


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *