L’Amore Idealizzato – Cap. 7


Se Gioele fosse stato realmente il ragazzo perfetto, dandomi l’amore perfetto, c’è però da considerare che, se fossi rimasta con lui, non avrei vissuto altre esperienze e non sarei quella che sono oggi. Non dico che dovrei ringraziare il fautore di quel famigerato pettegolezzo, il quale in conclusione ha diretto la mia vita come fosse il regista di un film horror, tuttavia ne colgo il lato positivo, dato che in caso inverso non sarei stata spinta a conoscere il resto del mondo.

Mi sarei fermata al tradizionale e favolistico due cuori e una capanna, ed avrei chiuso il mondo fuori, bannandomi da sola. È incontestabile che sono le nostre scelte a renderci ciò che siamo, benché io ne abbia fatto un manipolo di sbagliate, errori su errori, ma quanti sono, alla mia età, coloro che possono sinceramente affermare di aver raggiunto la consapevolezza? Ad aver colto il senso della vita, ad aver compreso il loro posto nel mondo. Il perché.

Queste, adesso, per me sono cose chiarissime, anche la mia identità non è più un mistero, non rappresenta più una ricerca, un tormento. In fondo non sapevo chi fossi, e se non conosci te stesso è indubbio che non potrai nemmeno conoscere gli altri. Ipotesi su ipotesi, non comprendi perché ti piace una persona mentre un’altra ti fa tremendamente irritare.

È lo specchio del nostro ego, il riconoscere i nostri difetti negli altri e ne scaturisce rabbia, odio, ma è odio verso noi stessi. I demoni prendono il sopravvento, diventa impossibile tenerli a bada, e di fatto non possiamo neanche distruggerli. Bisogna riuscire a conviverci, a porsi al disopra di essi, ad essere superiori. Di demoni ne ho conosciuti tanti, e sono ancora dentro di me, ogni tanto scalpitano ma io non li ascolto. Non più.

Il mio primo demone fu ovviamente Amilcare, in senso figurato senz’altro, ma è colui che me li fece conoscere, sbattendomeli faccia a faccia. Una lotta contro me stessa, che si è poi ripresentata a più livelli durante le mie esperienze sentimentali, a partire dalla mia adolescenza fino a qualche anno fa, nel momento in cui ho deciso di salvarmi.

Gioele si trasformò in un soave ricordo, ma troppo sbiadito perché sembrò svanire, ad un certo punto, inducendomi a dimenticare la dolcezza dell’amore, essendo stato l’unico, in pratica, a darmene un reale assaggio. Il seguito è stato tutto uno scatafascio.

Terminata la parentesi della lista nera, assodato che il metodo non funzionava, passai alla pratica, ad avere un contatto diretto piuttosto che vivere un gioco di sguardi e di illusioni. Peggio che andar di notte. Mi fissai, di nuovo, sulla razza maschile peggiore, dato che il meccanismo si era reinnescato, e quelli possono essere considerati gli anni più bui della mia esistenza.

Fatta eccezione per qualche ragazzo di animo buono, con cui però non durò che poche settimane, se non giorni, il tipo che mi rimase più impresso fu un certo Marzio, e devo dire che la cotta mi durò degli anni, anche se nel frattempo mi feci altre storie. Ma lui era un chiodo fisso, rude, pure bastardo, mi prendeva e mi lasciava in continuazione, con l’unico scopo di portarmi nel suo letto.

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Avevamo la stessa età, ci portavamo addirittura solo due giorni di differenza, ma senza dubbio era assai più navigato di me. Però era magnetico, non bellissimo ma il suo fascino particolare con me faceva sempre centro. Scrissi una marea di poesie su di noi, di sfoghi poetici, tormenti, paure, desideri nascosti, ma fino all’ultimo non mi concessi. Ero debole, insicura, sempre un bruco, ma il mio orgoglio è stato sempre sano, imbattibile, non mi sarei mai data finché non mi avesse dimostrato che mi amasse, o quantomeno un sentimento che non fosse esclusivamente lussuria.

Questo sfiancante tira e molla durò fino ai miei diciassette anni, e teatro di quella grezza telenovela era una sala giochi frequentata perlopiù da ragazzi, insomma mi ero rinfilata in mezzo ai maschi. A poco a poco, avevo abbandonato le ragazze del mio gruppo, specie perché cominciarono troppo a mischiarsi le carte. Si fidanzavano con uno e poi con l’altro, tra i compagni della nostra classe, presero il via le paturnie, le scene penose, i drammi… ed io ne avevo già abbastanza di mio.

Della storia con Marzio non voglio spenderci più di due parole perché fu davvero pietoso, ai miei occhi ero una cretina che ci ricascava sempre, un’autentica allocca, bastava un sorrisetto e mi piegavo di nuovo, ripetutamente. Non parliamo poi dell’ambiente, nella maggior parte erano sboccati e ineducati, Marzio era il capobanda, il tipico bulletto di periferia che se la cantava e se la suonava, mentre gli altri gli andavano appresso come pecoroni.

Solamente un paio di soggetti si salvava, il gestore e qualche suo amico più grande, ma alla fine le parole me le prendevo anche da loro, a volte, sempre dirette al mio aspetto fisico carnoso, una persecuzione, ma del resto erano senza contenuti e solo questo potevano additarmi, nella loro ignoranza e superficiale immaturità. Eppure seguitavo ad andarci, era diventato il mio ritrovo e comunque ci ho stretto un paio di amicizie interessanti.

Non tutti erano mele marce, infatti, non è mai tutto bianco o nero, però ne basta una per guastare anche le altre, seppur in maniera più lieve. Tra loro peraltro c’era stato Goffredo, il primo ragazzo che mi fece veramente la corte, e con cui stetti per un po’, prima di essere riassalita dai miei scompensi psicologici. Venne poco dopo Gioele, ed io non ero in grado di farlo felice come meritava.

Ricordo che aveva una vespa bianca, e quando abitavo ancora all’hotel, sfrecciava salendo e scendendo a ripetizione sul viale retrostante, per far sentire la sua presenza, di sera appena iniziava a scendere il buio. Ricordo con simpatia le battutine degli studenti che ironizzavano sulla scena, il poveretto che andava avanti e indietro, infaticabile, mentre io insistevo con la mia indifferenza.

Goffredo si fidanzò con un’altra ragazza ma, evidentemente, la batosta involontaria che gli inflissi lo segnò a sufficienza. Dopo qualche anno partì carabiniere per Milano e non è mai più tornato. Anche probabile che anch’egli disdegnasse quel background intossicante, in fin dei conti lui era diverso, pur avendo le medesime origini.

Tuttavia è il primo ad aver compreso che c’era di più, oltre quelle mura, qualcosa di meglio, e si è lasciato tutto alle spalle con coraggio e dignità. Si è costruito una vita nuova, tutta sua, ed è tornato ad essere una mela rossa splendente.


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