L’Amore Sognato – Cap. 9


Dal giorno in cui Amedeo mi confessò l’incenerimento delle lettere, ne passò di acqua sotto i ponti, altri eventi sempre più significativi e debellanti, fino ad arrivare a quella fatidica sera. La sera del gran finale.

L’approccio non fu dei migliori, lui sentiva sicuramente qualcosa nell’aria, infatti fu abbastanza ostico e mi disse distrattamente che se ne sarebbe tornato a casa, dopo la chiusura. Non rammento il motivo che mi rifilò perché senza dubbio era una scusa, e le cazzate io le cancello dalla mia mente… o comunque non le imprimo, mi serve spazio e di certo non lo uso per insulse banalità.

Ad ogni modo mi rimase impressa, e questa a fuoco, una frase che mi sbalordì. Io ero stata ferma tutto il tempo, in un punto del locale, mentre lui faceva agitatamente avanti e indietro per mostrarsi indaffarato e indifferente, non dissi nulla, ascoltavo ed osservavo, pensando segretamente che ormai eravamo giunti al caffè, nemmeno alla frutta… E quel caffè mi svegliò per bene, quando ad un tratto, scrutando il mio abbigliamento, si bloccò a fissarmi le gambe e se ne uscì a sproposito dicendomi oltraggiato: «Ehi, ma la tua gonna è trasparente…»

Da premettere che ero vestita come una suora, solo in seguito ho cominciato ad indossare minigonne, tant’è che portavo una camicia chiusa al collo, un cardigan e una gonna lunga, che mi arrivava fino alle caviglie. Tacco a spillo, per darmi un tocco di femminilità, quella che tanto lui mi osannava, ma a quel punto la vedeva come un’arma a doppio taglio, avvertiva che gli sfuggivo tra le dita, e reagì con una condotta che mi deluse, mi fece cadere le braccia. Era geloso.

E, se la mia fugace escursione con Marzio aveva voluto ottenere quella precisa reazione, benché ottenuta ugualmente in modo non intenzionale indossando una semplice gonna, alla resa dei conti mi accorsi che quella sua gelosia m’infastidiva ai massimi, facendolo scadere ad un omuncolo qualunque, mentre invece lo avevo elevato ad una specie di Dio. Un uomo che non badasse a queste sciocchezze ma che prima di tutto mi stimasse a tal punto, da non supporre minimamente che io tentassi di irretire gli uomini con il mio abbigliamento, che fossi caratterialmente una smorfiosa, una donnetta leggera a cui piaceva essere guardata e sedotta, nonostante stessi con lui, nonostante lo amassi malgrado tutto.

Era vero che lo avevo “tradito”, ma non di sicuro per vanità o vogliosità, faceva tutto parte di un percorso per uscire dalla gabbia, sebbene non fatto proprio in maniera ortodossa. Forse un pizzico di vanità c’era, non posso negarlo, nell’avventura con Marzio, visto che da bruco mi ero trasformata in una bella ed esile farfalla, riscattandomi da tutti i coloriti appellativi con cui mi aveva sempre etichettata per via del mio peso. Infatti alla fine restò a bocca aperta, anche per la situazione vissuta che alla fine non aveva più considerato, essendosi arreso. Fui io a lanciargli l’esca, e il tonno abboccò con tutte le scarpe.

Da Marzio iniziò il mio riscatto, si era aperta una nuova fase, diversa e più consapevole, cominciai a mettere correttamente la punteggiatura, puntini, virgole e soprattutto punti. E la sera che Amedeo si mostrò per quel che era, oppure fui io a vederlo precisamente per quel che era, devo dire che lui stesso mi diede man forte, mi aiutò a chiudere, proprio con quella semplicissima frase, così semplice che in altri contesti non avrebbe rivestito alcun valore. Ma, in quel momento, si trasformò nella classica goccia che aveva fatto sbordare il vaso.

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Lì, un bel vaffanculo non glielo toglieva nessuno, era quello che pensai, eppure alla fine non pronunciai nessuna sillaba, lo salutai tranquillamente, sempre rigorosamente allibita, e scomparii per sempre dalla sua vita. Non tornai mai più, non quando era di turno, bensì soltanto nei giorni in cui c’era il fratello, con il quale peraltro ho mantenuto un bel rapporto confidenziale e di amicizia.

Addirittura molti anni dopo, forse una ventina, ci siamo rincontrati ed abbiamo trascorso la serata insieme, parlando del fatto scottante, finalmente senza discrezioni o pudori, e lui mi manifestò la sua comprensione per il pessimo comportamento di Amedeo, confessandomi la sua solidarietà nei miei confronti, laddove in un certo senso gli avevo fatto pena. Più volte lo aveva ripreso all’epoca, insieme al padre, ma Amedeo non li aveva mai ascoltati, era come impazzito, forse accecato o soltanto stregato. In definitiva ho ottenuto un ennesimo riscatto, a volte basta solamente il tempo…

Ma, devo essere sincera, la mia decisione era stata agevolata perché nel frattempo avevo preso a frequentare un quartiere con gente nuova, nuovi amici e tra costoro c’era un tipo che mi aveva colpita, Martino, assolutamente non il mio genere, visto che era chiaro con gli occhi chiari. Però aveva un atteggiamento ammaliante, spalle dritte e portamento fiero, sprigionava sicurezza e classe, ed anche una buona dose di maliziosità. Insomma era un tipo che sapeva il fatto suo, ma gentile ed elegante, rispettoso, infatti per darmi un bacio passò qualche mese, concedendomi di alimentare il mio interesse, visto che praticamente non mi si era buttato addosso alla prima occasione.

Dopo l’inevitabile addio, tornavo sporadicamente alla sala giochi, dato che pian piano stavo anche abbandonando quel covo di serpi che mi aveva annientata come donna e come persona, o perlomeno aveva tentato di farlo. Il gestore, con cui Amedeo si era confidato, evidentemente gli scottava parecchio che lo avessi piantato in asso senza neppure una parola, mi riferì una frase da lui pronunciata, che sulle prime non decodificai. A quel tempo stavo già con Martino, lui lo aveva saputo e ad aveva detto queste parole: «Ha scambiato l’oro con l’argento.» Che significa secondo voi?

Onestamente non la compresi per diverso tempo, non potevo credere che lui fosse talmente presuntuoso da reputarsi oro sminuendo Martino che neanche conosceva ma che, francamente, era mille volte migliore di lui. Per la storia non poteva essere, visto che era proprio quella con Martino ad essere oro, essendo vissuta con onestà e alla luce del sole. Finalmente potevo essere me stessa ed urlare al mondo i miei sentimenti e la mia storia d’amore, senza più nascondermi o sentirmi una merda, per aver accettato ritagli di tempo e non di meno per essermi intromessa in una altrui relazione.

Però, in conclusione devo ringraziare Amedeo, per due cose importantissime, in fin dei conti mi ha cambiato la vita ed è fondamentalmente questo che mi è rimasto di quell’esperienza, diventata puramente un’esperienza di vita, di crescita ed evoluzione. Mi ha aiutata a diventare una farfalla, una donna, e mi ha fatto conoscere il vero amore, consentendomi di far sesso la prima volta per amore e dunque non in modo traumatico, viste le mie distruttive esperienze infantili. In più, mi ha fatto capire quale fosse il mio destino, professionalmente parlando. Quindi grazie, Amedeo, nonostante tutto.


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